Enrico Bottero, PEDAGOGIA COOPERATIVA.
Le pratiche Freinet per la scuola di oggi, Roma, Armando, 2021.
(pubblicata in Cooperazione Educativa, n.4/2021)
L’opera “Pedagogia Cooperativa” si apre con la significativa Prefazione del pedagogista francese Philiuppe Merieu, il quale ci ricorda che c’è stato un mutare progressivo nella società: dalla missione ideale postbellica, fondata su valori sociali aperti, si è passati a quella pragmatica e utilitaristica che dalla fine del ventesimo secolo si è andata via via affermando non solo nel nostro paese. In alternativa a tale mutamento Merieu sottolinea il senso e la necessita di “una scuola della cittadinanza”, rilevando perciò l’assoluta attualità dell’impegnativo contributo in tal senso di Enrico Bottero con questa sua pubblicazione. Un’opera finalizzata a richiamare l’attenzione sulla permanente modernità di una didattica cooperativa. Una prassi che – a partire dall’esperienza tracciata nel secolo scorso dal Freinet “ nella quale si poneva “in relazione il destino di ciascuno, il progresso di ogni allievo e quello del collettivo classe” – si propone, in “alternativa alla deriva tecnocratica e liberista della scuola di oggi”, di connettere l’impianto didattico pedagogico con il futuro di una società democratica.
La pubblicazione prospetta una scuola di vita comune attraverso un’apprendere insieme e in termini reciprocamente solidali. L’opera si struttura in due parti distinte ma necessariamente connesse: la teoria e la pratica, le finalità e i mezzi. Quattro capitoli sono dedicati ai Principi di educabilità di una scuola per la vita, sostanziata da una pedagogia attiva e cooperativa. Otto sono riservati alle Pratiche che affrontano vari aspetti problematici e tecnici di una prassi didattica fondata sull’educare all’apprendere nel vivere insieme. L’opera si chiude con delle riflessioni conclusive, un glossario e una bibliografia per un conseguente approfondimento.
Nell’Introduzione Bottero riconosce che nel suo iniziale percorso di maestro “Avevo in mente le finalità ma le pratiche non erano così chiare”. Quello che accade universalmente a quanti, accedendo alla carriera scolastica docente, si propongano non l’approdo ad un semplice mestiere ma l’avvio ad un’azione formativa sociale, alternativa al modello dominante trasmissivo del marketing.
Egli ha così perseguito e conciliato due mondi, “lavorando nella pratica ma mantenendo il rigore critico e lo spirito della ricerca” in una dialettica continua appunto fra pratica e teoria, fra politica e pedagogia. E questo suo lavoro ne è l’esito significativo.
Il testo Pedagogia Cooperativa è il frutto di questo intreccio fra il fare, il documentarsi, il riflettere e l’adeguare pensiero, azione in una costante ripuntualizzazione rispetto al rapporto fra la scuola e una società in costante cambiamento, assumendo orizzonti pedagogici e sociali aperti.
Bottero ricorda che “La pedagogia Freinet vuole cambiare la società cambiando la scuola e lo fa con coerenza, attraverso un certo modo di ‘fare scuola’” e, proprio partendo da questi presupposti, egli annota che “C’è da sperare che la recente crisi del coronavirus, un fenomeno mondiale, ci abbia resi più consapevoli della nostra precarietà e dell’importanza dei vincoli di solidarietà che ci legano come esseri umani” . Ed è dunque auspicabile che al dominante ‘progressismo organizzativo’del marketing si vada sostituendo un ‘progressismo pedagogico sociale’, legando cioè teoria, etica politico sociale e pratica. Ed in questo senso la proposta di Bottero, pur partendo da Freinet, va oltre Freinet, come del resto è prassi di un movimento autentico di pedagogia progressista popolare che si muove in tempi e contesti sociali e tecnologici profondamente diversi da allora. Oggi assai più globalizzati e insieme competitivi ed individualistici.
L’articolato testo di Bottero – anche alla luce delle esperienze del Mce e delle riflessioni in particolare di Philippe Meirieu – rappresenta un sostanziale aggiornamento della ‘pedagogia Freinet’ in merito ai principi attuali, agli obiettivi (ad esempio il rapporto fra i saperi e le competenze) e alle finalità di un’educabilità democratica di un vivere insieme oggi.
Nella seconda parte affronta con esauriente riflessione le situazioni d’apprendimento delineando una ‘pedagogia del progetto’. Ripuntualizza in merito alle conseguenti tecniche cooperative, espressive, creative e laboratoriali, alle situazioni problema e ai piani di lavoro individualizzato. Infine affronta l’articolazione istituzionale del ‘vivere insieme’ a scuola per ‘fare società’: la cooperativa/consiglio, l’organizzazione conseguente del tempo e dello spazio, le specifiche responsabilità sociali di una autentica comunità d’apprendimento. Ne consiglia comunque una graduale applicazione al fine di evitare superficialità e derive, adeguando inoltre il proprio intervento in particolare allo specifico contesto professionale e culturale.
Questo testo, che dopo alcuni decenni di sostanziale carenza pubblicistica nel nostro Paese su Freinet e la sua pedagogia popolare cooperativa, costituisce dunque un importante contributo teso a richiamare l’attenzione e la riflessione sulla indiscutibile attualità del considerare lo scolaro/studente non solo teoricamente un potenziale cittadino, soggetto che dunque va fatto vivere fin dall’infanzia in una situazione pratica d’apprendimento formativa di cittadinanza e non di passivo consumo nozionistico e valutativo.
La ‘classe cooperativa’ approfondita e arricchita nel tempo dalle varie esperienze maturate, freinetiane e non (ad esempio la pedagogia istituzionale psicanalitica e autogestionale, il cooperative learning nelle sue varie impostazioni tendenzialmente cognitiviste o costruttiviste e sociali), costituisce una occasione istituzionale d’apprendimento formativo finalizzato a perseguire una cittadinanza critica. Oggi come ieri rappresenta un bene comune di una democrazia in fieri, tesa a preparare le nuove generazioni non al semplice e passivo consumo di istruzione e assuefazione al mercato di un’economia della sorveglianza cognitiva delle lobby tecnologiche monopolistiche ma protesa ad allargare le capacità sociali, collettive, critiche e partecipative, sempre più indispensabili in un società ormai globalizzata della produzione, dell’informazione, della sorveglianza e dei consumi.
Come sottolinea anche Merieu, l’impianto dell’opera riflessiva, autenticamente militante, di Bottero riinvita i lettori ad associare le tecniche ai valori, (vecchia bandiera di Bruno Ciari), questo al fine di tendere ad una prassi educativa che si proponga di connettere la formazione del soggetto a quello di una società democratica progressiva aperta. Un’azione che sia al tempo stesso individualmente educativa e socialmente emancipativa.
Bottero a conclusione ci ricorda che “La continuità con la storia della pedagogia Freinet offre agli insegnanti di oggi un’occasione importante, quella di far parte di una corrente di pensiero collettivo, di un gruppo che rinvia a una “storia vivente”, non solo italiana”. Un fatto fondamentale che dà senso sociale autentico e orizzonti planetari ad una cooperazione educativa intrisa di un’esistenzialità etica e culturale senza confini.
La lettura di questo testo costituisce dunque per ogni insegnante Mce e per i neodocenti, un utile occasione per riflettere sulla propria impostazione e prassi didattica, per misurarne auto criticamente le proprie difficoltà, i limiti, gli esiti e gli obiettivi, per avere comunque un ulteriore conforto alla propria professione fondata su un esplicita scelta pedagogica, culturale e sociale.
Rinaldo Rizzi

