Nel mondo dell’informazione si è parlato molto di false notizie (fake news). Dal punto di vista dell’opinione pubblica si addossa la responsabilità di queste alla rete, ai siti pirata. Ma anche nel giornalismo classico non mancano esempi illustri di cattivo giornalismo. Pertanto bisognerebbe distinguere il buon giornalismo dal cattivo giornalismo. Ci si accorgerebbe che nessuno è immune dal rischio di propalare notizie false. Ciò avviene anche in un campo che è molto delicato e che appare sempre più importante e strategico: quello delle previsioni. Sui giornali e in televisione si danno analisi e stime con previsioni che molto spesso risultano erronee. In tanti casi non c’è buona fede: banche d’affari prevedono rialzi o ribassi del prezzo del greggio, del Pil di un certo Paese, dell’inflazione e di altro, con l’effetto di condizionare le operazioni degli investitori. Molti economisti – con prove alla mano tratte da giornali qualificati – avevano dato previsioni sulla crisi del 2008 che si sono rivelate completamente sbagliate. Dunque, oltre alle fake news esistono anche le fake forecasts. E bisogna armarsi di metodo critico per imparare a valutare tutto quanto viene comunicato. Il principio di realtà, il riscontro dei fatti, la concatenazione logica e il buon senso sono i pilastri di una buona interpretazione.
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