Aldo Scoppetta è un giovane di 24 anni, appassionato di letteratura classica e neolaureato in Lettere, quando nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, viene inviato come ufficiale di complemento in Albania. Qui, quando gli è possibile, scrive i suoi appunti nelle varie fasi della sua vita da militare: un primo breve periodo sul contrasto alla guerriglia dei partigiani; poi, dopo l’8 settembre 1943 e dopo essersi più volta rifiutato di collaborare con l’esercito tedesco e la repubblica di Salò, sul drammatico periodo di prigionia e deportazioni in vari lager gestiti dai nazisti in Germania e in Polonia. Da un lato più di un anno e mezzo di maltrattamenti, fame, freddo, sfinimento e consapevolezza di morte incombente; dall’altro, nello stesso lungo periodo, la decisione di rimanere a qualunque costo fedele ai propri principi, di non odiare e di conservare dignità, umanità, solidarietà, senso di appartenenza e di amicizia, amore per la vita e la cultura. Poi nella notte fra il 7 e l’8 settembre 1945 (di nuovo un 8 settembre) il lieto fine, travagliato sino all’ultimo.
Il 27 novembre 1998 per il suo ottantesimo compleanno, nonno Aldo riceve in regalo dai nipoti Aldo, Marta e Andrea, un PC e le prime nozioni su come usarlo. E meno di due mesi dopo ha già riordinato sul PC i suoi appunti di prigionia. Sono gli appunti che, senza modificarli, io, suo figlio, ho trasformato in questo libro.
Aldo Scoppetta (1918-2004) nasce in Colombia da padre italiano immigrato e madre colombiana. A tre anni perde la mamma ed è allevato e accudito dal papà. A otto anni rientra in Italia, in Calabria e cresce in una nuova bella famiglia con il padre, la sua seconda moglie, tre sorelle e un fratello. Sta per laurearsi in Lettere nell’Università di Napoli quando scoppia la seconda guerra mondiale e poco dopo muore suo padre. Aldo si laurea, organizza come può il mantenimento della mamma e dei fratelli più giovani e parte militare come allievo ufficiale. Fra addestramento, guerra e prigionia fa il militare per circa tre anni di cui più della metà in un doloroso internamento in lager tedeschi. Rientrato in Italia si sposa, ha due figli e si dedica con grande passione all’insegnamento di materie letterarie nelle scuole superiori.
Nel gennaio 1999, mette in ordine i suoi appunti della prigionia che costituiscono il testo di questo libro.




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