L’imperatore Marco Aurelio diceva che l’amore è un non so, che proviene da un non so luogo, mandato da un non so chi, generato da un non so come. Cupido, il dio che aveva tanti padri e madri e si divertiva a scagliare frecce d’oro e di piombo, era una invenzione di filosofi, poeti e letterati. L’amore, piacevole commedia per nascondere il desiderio carnale, ideologia efficace per distinguere l’uomo dalle bestie, sanciva il superamento della fase primordiale nella quale, per mancanza di norme, l’uomo poteva precipitare in ogni momento. Opponendo l’amore celestiale all’eros terreno, si condannava la sfrenata sessualità che, se non controllata dalla ragione, generava caos e instabilità. Tale conflitto faceva parte del codice etico in cui le opposizioni sacro e profano, puro e impuro, lecito e illecito, costituivano l’aspetto centrale nel passaggio degli uomini dallo stato di natura a quello di cultura.
GIOVANNI SOLE (Cosenza, 1953) ha insegnato Storia delle tradizioni popolari presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria. Da anni la sua ricerca è orientata nell’ambito dell’antropologia storica. Fra i suoi saggi recenti: Polpo immondo. Tabù alimentari del mondo antico (2017); Pane nero o fame nera. Cibo e cucina in Calabria (XVIII-XIX secolo) (2018); Antropologia delle buone maniere. Galateo a tavola (XVI-XIX secolo) (2019); Sull’inutilità della storia (2020); Caducità dell’antropologia. Interpretazioni del tarantismo (2021); Lezione sul folklore. L’asino nel mondo colto e popolare (2022); Storia del baccalà (2022); Caffè cioccolata tè tabacco haschisch oppio (2023); Mercanti di nostalgia e malinconia (2024); Storia dei funghi (2025).




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