Nel 1970, Benita Luckmann pubblica l’articolo I piccoli mondi di vita dell’individuo moderno, in cui esplora un concetto chiave dei suoi lavori empirici: quello di “piccolo mondo”. Tale nozione offre una lente per indagare i processi di costruzione e trasmissione del significato che sottendono la vita sociale, ponendo al centro la percezione che gli individui hanno del proprio ambiente circostante, delle proprie relazioni e possibilità d’azione. Dopo aver delineato le basi teoriche del concetto, Luckmann ne sottolinea il potenziale ermeneutico nella ricerca sociologica per poi soffermarsi sulla frammentazione e pluralizzazione dei piccoli mondi nella modernità la quale promuove «un’esistenza part-time, in mondi part-time», segnata da alienazione e incertezza.
Nata a Riga nel 1925, Benita Petkević si trasferisce in Austria, dove lavora come infermiera. Trascorre la sua vita tra Germania e Stati Uniti insieme al marito Thomas Luckmann (di cui assume il cognome). Filosofa di formazione, studia scienza politica e sociologia presso la New School di New York dove segue i corsi tenuti da Alfred Schütz. Tra i suoi principali studi si annoverano: il lavoro di tesi sull’impatto delle politiche agrarie sulla «visione del mondo dei contadini russi», la ricerca sulla cittadina tedesca di Bretten, lo studio sulle implicazioni sociali del pregiudizio e l’indagine su intellettuali in fuga dal nazismo che trovarono rifugio presso l’University in Exile di New York. I suoi studi si concentrano sull’analisi dei meccanismi sociali che operano nella trama del quotidiano e della sfera emotiva, contribuendo all’analisi della costruzione sociale della realtà.




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