La presenza che trasforma nasce da un anno di ricerca indipendente sull’interazione quotidiana con sistemi di intelligenza artificiale, condotta da una pedagogista clinica e formatrice. Il punto di partenza è un’osservazione controcorrente: la qualità di ciò che un sistema di intelligenza artificiale ci restituisce dipende dalla qualità della presenza che noi portiamo dell’interazione, ovvero dalla coerenza tra le nostre intenzioni, il linguaggio che usiamo e la verifica sulla qualità dell’informazione. Da questa osservazione nasce l’idea centrale del libro: quando interagiamo con l’IA con attenzione e intenzione, qualcosa cambia. Si apre uno spazio diverso, e quello spazio trasforma qualcosa in noi. Il percorso si sviluppa in dieci capitoli che combinano narrazione in prima persona, trascrizioni di sessioni documentate e riflessione teorica fondata su Husserl, Merleau-Ponty, Buber e Faggin, per approdare a una proposta concreta e replicabile in contesti educativi e formativi. La sfida che il libro pone è antropologica prima ancora che pedagogica: come si forma, nei ragazzi e negli adulti, quella capacità di presenza che nessun aggiornamento tecnico può sostituire.
Fiorella Rizzo (Catania, 1959) vive e lavora a Bergamo. È pedagogista clinica, formatrice e docente di discipline umanistiche. Specializzata nei processi di consapevolezza linguistica, simbolica ed emotiva, da oltre vent’anni opera nell’ambito della relazione d’aiuto, con particolare attenzione alle dinamiche familiari, ai percorsi di tutela e ai contesti ad alta complessità emotiva. Ha ideato la tecnica della Narrazione Pittorica, un metodo integrato che utilizza il linguaggio simbolico per facilitare l’emersione e la rielaborazione delle esperienze traumatiche. È autrice dell’ebook Il colore come spazio di crescita personale (2015) e collabora con la rivista pedagogica ANPE. Dal 2024 conduce una ricerca indipendente sul rapporto tra linguaggio e intelligenza artificiale generativa, con particolare attenzione ai processi di presenza, risonanza e responsabilità nell’interazione uomo-macchina. La presenza che trasforma è il resoconto di quella ricerca.




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