Nella vastissima e complessa produzione del grande umanista europeo Erasmo da Rotterdam, un posto particolare occupa l’operetta De civilitate morum puerilium (Le buone maniere dei bambini), del 1530. L’opera ebbe una strepitosa diffusione come manuale, appunto, di “buone maniere”, ma – ad un tempo- essa indica il punto-zero di partenza della costruzione di quell’uomo moderno (cristiano, ma colto; ispirato dalla fede, ma libero): il suo iter di “civilizzazione”, di dominio di sé, di controllo del proprio corpo, sottoponendo a costante e volontaria rielaborazione ogni pensiero, ma ancora prima ogni gesto, ogni postura, ogni rapporto con sé e con gli altri.
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