La struttura invisibile è un saggio sulla vergogna argomentato in tre parti. Dopo una breve introduzione sulle coordinate epistemiche con le quali si intende affrontare il lavoro, l’Autore passa in rassegna le principali teorie sull’argomento, dai primi studi in materia effettuati da Darwin fino agli approcci contemporanei. Nella seconda parte vengono messe in rilievo le caratteristiche portanti di questa potente emozione. La tesi avanzata in questo scritto è, infatti, che con lo strutturarsi della vergogna a livello identitario vengano minate le capacità stesse di comprendere e sperimentare con pienezza le proprie emozioni e la vergogna, in questo senso, funzionerebbe come un potente anestetico in grado di limitare le capacità umane di entrare in contatto empatico con l’altro e “nutrirsi” dell’esperienza. Nella terza ed ultima sezione viene trattato lo spinoso tema della vergogna nella stanza di analisi con particolare rilievo alla vergogna dell’analista. In questa sede vengono avanzate delle ipotesi sul rischio di un uso strumentale della tecnica analitica al fine di proteggere l’analista dai propri vissuti, anche mediante l’ausilio del pensiero di autori che si sono espressi in merito.
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