La superstizione è un pensiero irrazionale basato sulla convinzione che alcune azioni o gesti possano influenzare gli eventi futuri e che infrangerli comporti una sventura; un’attività mentale dall’origine ignota e con un significato solo per coloro che la praticano; un’energia che cerca di condizionare gli eventi anche a costo di andare contro ogni logica. La ragione per cui si esercita è inconscia e lontana dalle cause che la giustificano, agisce per abitudine e la caparbietà nel mantenerla deriva più da inerzia che da volontà cosciente. Le ritualità della superstizione sono procedure tese a eliminare il negativo, esorcizzazioni contro forze ignote e minacciose, evidenti a coloro che vi sono soggetti. Esse rassicurano, offrono risposte alle paure, placano le ansie, danno la speranza di sottrarsi a eventi dannosi e offrono soluzioni a problemi che nessuno è in grado di risolvere. Per tale motivo coinvolgono contadino e padrone, ignorante e dotto, popolana e nobildonna, soldato e condottiero, prete e papa e, anche chi le irride, a volte le pratica senza rendersene conto.
Giovanni Sole (Cosenza, 1953), ha insegnato Storia delle tradizioni popolari presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria. Da anni la sua ricerca è orientata nell’ambito dell’antropologia storica. Fra i suoi saggi recenti: Polpo immondo. Tabù alimentari del mondo antico (2017); Sull’inutilità della storia (2020); Caducità dell’antropologia. Interpretazioni del tarantismo (2021); Mercanti di nostalgia e malinconia. Intellettuali e vanagloria (2024); Storia dell’amore. Invenzione di un sentimento (2025).




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