“Dimmi che idea hai della traduzione e ti dirò che coscienza nazionale hai”. Questo, in sintesi, il più visibile dei vari motivi conduttori presenti nei ventuno scritti del volume, specchio dei contributi a un convegno organizzato presso l’Università Iulm di Milano nel novembre 1999. I contributi del volume, con gradi molto diversi di consapevolezza, ci illustrano le posizioni di vari traduttori e teorici della traduzione nei confronti dell’intertestualità, della poetica del traduttore, della tipologia differenziata del processo traduttivo in base alle esigenze di un pubblico che cambia o in base a intenti ideologici più o meno esplicitati. Ovviamente lo fanno traducendo termini dell’epoca, quali “genio della lingua”, anzi, delle due lingue a confronto, e “sensibilità della nazione” per cui si traduce. I quattro interventi della tavola rotonda finale aiutano a chiarire che il libro è un tassello della storia della cultura europea, che la traduzione non vi è tanto vista e esemplificata nei suoi aspetti linguistici, quanto come cartina di tornasole di atteggiamenti personali o nazionali rispetto alla penetrazione di gusti e idee esterni e rispetto all’idea-mito di testo originale.
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