Quando negli anni ’50 si diffuse il mito di Gramsci magistrale critico letterario, pochi furono quelli che opposero un fermo alto là. Tra questi Croce ed Emilio Cecchi, i quali indicarono l’impiego d’un sociologismo di bassa lega positivistica che con l’autentica dialettica marxista poco aveva da spartire. Attraverso una rigorosa documentazione, l’Autrice analizza gli atteggiamenti di Gramsci di fronte ai maggiori protagonisti della nostra storia letteraria. Il quadro che si compone è quello di un Gramsci sottratto al mito e restituito alla sua reale misura di abile organizzatore di cultura a senso unico, di fautore di un’estetica populistica raffinata ma faziosa e rovinosa.
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