Riformare il teatro unisce riflessioni e ricerche atte a sondare le evoluzioni compiute dal teatro e i suoi protagonisti dall’età moderna alla contemporaneità: dalle riforme e i riformatori lungo tutto il corso della storia del teatro italiana e internazionale, a tutte quelle figure – attori, registi, autori, pedagoghi – che sono state in grado di innovarne le forme e i linguaggi.
FLORINDA NARDI è professoressa associata di Letteratura italiana presso il Dipartimento di Studi Letterari, Filosofici e di Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, dove è anche coordinatrice del corso di Laurea Magistrale in Lingua e Cultura Italiana per l’accoglienza e l’internazionalizzazione e direttrice del laboratorio Milla di Scritture letterarie per le scene dello spettacolo. Per Armando editore dirige la collana “LeA-Letteratura e altre arti” e ha già pubblicato Teorie del comico nel Cinque-Seicento. Trattatisti, Accademici e Comici dell’Arte (2023).
SILVIA MANCIATI è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e chercheuse associée del CESR Centre d’études supérieures de la Renaissance. È responsabile di redazione della rivista «Pirandelliana. Rivista internazionale di studi e documenti». Ha incentrato i suoi studi sul periodo francese di Carlo Goldoni, a cui ha dedicato anche un volume monografico (Carlo Goldoni negli anni parigini: tra autore e attore, testo e scena, 2019), sugli attori italiani e francesi del XVIII secolo, con particolare attenzione alle figure femminili nel teatro della Commedia dell’Arte.




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Esistono delle epoche durante le quali le Riforme del Teatro sono state oggetto di teorizzazioni a livello critico estetico, e ne esistono altre durante le quali avvengono direttamente sulla scena, grazie ad apporti di tipo registico, attoriale o, semplicemente, all’imporsi di nuove espressività che coinvolgono il linguaggio, sia della scena che del corpo.
Si tratta, a volte, di un processo lento, capace però di scardinare certe convenzioni che si sono sedimentate nel tempo, essendo il teatro un’arte in continua evoluzione che ha contribuito, non solo al cambiamento delle forme, ma anche del concetto di produzione e di fruizione.
Le sperimentazioni formali, a loro volta, hanno dato delle scosse alla recitazione e all’interpretazione, specie quando dipendono da sempre più sofisticati ritrovati tecnologici, come avvenne durante l’epoca barocca, quando la tecnica mise in discussione la potenza della lingua teatrale del Rinascimento.
Generalmente, l’epoca delle Riforme teatrali la si fa iniziare durante il Settecento, in particolare con Goldoni che fu capace di teorizzarle portandole in scena, attraverso l’uso di Prologhi, di Lettere o di commedie come “IL TEATRO COMICO”, dove mise in discussione l’operato dei Comici dell’Arte, oltre che il monito di Flaminio Scala, convinto che fosse l’esperienza, ovvero la pratica, la fonte primaria di qualsiasi riforma e che la ricerca di novità, a tutti i costi, farebbe male al teatro.
Argomenti di questo tipo sono affrontati nel volume “RIFORMARE IL TEATRO”, Armando Editore, a cura di Florinda Nardi e Silvia Manciati dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, che si sono assunte il compito di rintracciare tutti quei momenti teorici che riguardano le riforme del teatro, a partire dal secolo dei Lumi, per arrivare ai giorni nostri, coordinando ben 25 interventi che analizzano, ciascuno a suo modo, i momenti di trasformazione avvenuti all’interno della drammaturgia scritta e di quella del corpo.
Ci si trova dinanzi a una pluralità di riforme, a volte anche impercettibili che, a loro volta, risentono di una pluralità di indagini che ci aiutano a capire come siano avvenute e in che modo abbiano cambiato il senso della prassi teatrale.
Gli argomenti trattati riguardano la dialettica Volto-Maschera, la Riforma goldoniana, la Riforma formulata da Giraldi Cinzio sulla “normalizzazione del tragico”, ed ancora la questione della espressività nel teatro, il contributo minore di Nievo, le differenze tra attori di professione e attori di “scuola” tra Ottocento e Novecento, la “Controriforma “ di Mejerchol’d, la Riforma dannunziana col Teatro di Poesia, contro le barriere del naturalismo, quella di Pirandello, soprattutto dopo l’approdo al Teatro d’Arte, e non solo con la Trilogia del Teatro nel teatro.
All’Agrigentino sono dedicati ben quattro saggi che portano le firme di Annamaria Andreoli, Aldo Maria Morace, Beatrice Alfonsinetti, Valeria Gallo. Più ci si avvicina al secondo Novecento, più avvertiamo la diversificazione delle riforme, per Luigi Bianchi fu Strehler con “La tempesta” a rivoluzionare il modo di concepire la regia, da intendere come qualcosa che avesse il compito di sfidare l’impossibile.
A un regista come Franco Enriquez si rifà Ester Cerbo che va in cerca, a suo modo, di interpretare la drammaturgia antica, tra fedeltà al modello e innovazione. La sua indagine concerne ”L’Altra ferita”, una riscrittura del “Filottete” di Aldo Braibanti, che fece tanto discutere, e “ Medea”, nella versione originale di Euripide, realizzata al Teatro Greco di Siracusa.
Non poteva mancare la Riforma pasoliniana, analizzata da Paolo Puppa, annunciata col Manifesto di Ivrea e realizzata con la scrittura di cinque tragedie, alla ricerca di un teatro di parola che fosse anche un teatro di idee, capace di sostituire il teatro dei personaggi.
L’ultimo capitolo è dedicato a una riforma particolare, quella del passaggio dal Teatro di Parola al Teatro Documento e dell’Oralità. Mancano all’appuntamento la Riforma di Eduardo, teorizzata in “L’Arte della commedia”, e quella di Testori, teorizzata in “Nel ventre dl teatro” e nella Trilogia degli Scarrozzanti, scritta per Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, nel 1972.
– Andrea Bisicchia