Cultura. L’uguaglianza di genere si avvicina. Nel libro di Emerita Cretella e Michele Nacca 17 storie esemplari di donne che, nonostante tutto, sono riuscite ad affermarsi
Pubblicato il 14 maggio 2024 da Giambattista Pepi
Fonte: www.finanzalternativa.it
La strada è stata tracciata, il percorso è cominciato molto tempo fa e si snoda lungo terreni impervi e sdrucciolevoli: lungo di esso, tuttavia, sono state poste non poche pietre miliari significative, ma l’obiettivo della parità di genere non è ancora stato raggiunto. Nei Paesi sviluppati e in quelli emergenti sono stati conseguiti risultati importanti in termini di diritti civili e politici, sociali ed economici riconosciuti alle donne, ma in altri (Afghanistan ed Iran sono i primi nomi che ci vengono in mente) sono costretti ancora oggi ad accettare un ruolo subalterno all’uomo. Può essere istruttivo allora leggere il libro “Guarda come una donna. Storia nelle storie” (Armando Editore, pagine 272) curato da Emerita Cretella e Michele Nacca per comprendere meglio quanto siamo ancora distanti dall’obiettivo e quanto impegno e coraggio occorra per portare avanti una sfida tremenda: quello dell’uguaglianza di genere.
Questo libro raccoglie 17 storie esemplari di donne, amiche, impegnate in molti e diversi ambiti professionali ma sono accomunate da un afflato interiore e comune e un obiettivo chiaro: attivare azioni che aiutino la politica, la cultura, gli organismi internazionali, la comunità accademica, l’arte, le istituzioni e la società nel suo insieme a raggiungere quella parità di genere che è affermata a parola, ma negata nei fatti.
Ma allora, vi domanderete, quando si raggiungerà? Difficile stabilire il tempo. Potrà dirsi raggiunta solo quando uomini e donne avranno gli stessi diritti, responsabilità e opportunità in tutti i settori della società e quando i diversi interessi, bisogni e priorità di uomini e donne verranno ugualmente valorizzati. E oggi a che punto siamo? Vedendo l’Italia e più in generale i Paesi facenti parte dell’Unione Europea la strada è ancora lunga. C’è ancora molto da fare.
Sebbene l’impatto della pandemia di Covid-19 sul mercato del lavoro sia stato notevolmente neutro rispetto al genere a livello dell’UE, la perdita di posti di lavoro per le donne è stata più diffusa tra i lavoratori meno pagati, mentre per gli uomini è stata distribuita in modo più uniforme.
Allo stesso modo, vediamo che il divario occupazionale di genere (9% nel 2020) continua a ridursi: circa il 46% dei lavoratori dell’UE sono donne rispetto al 40% di una generazione fa. Tuttavia, negli ultimi anni questa cifra è rimasta stagnante e si è attestata a 10,8 punti percentuali nel 2021, costando all’UE 320 miliardi di euro all’anno a causa della perdita di guadagni e di contributi previdenziali dovuta all’esclusione delle donne dal lavoro e dei costi delle finanze pubbliche dovuti alle prestazioni di assistenza sociale ricevute da persone non lavoratrici.
Due nuovi posti di lavoro netti su tre nell’UE negli ultimi due decenni sono stati occupati da donne, e questo aumento è stato più forte tra le donne di età superiore ai 30 anni. Nonostante ciò, le donne continuano ad essere significativamente sovra-rappresentate nei lavori a bassa retribuzione. Ci sono più donne che uomini tra le persone a basso reddito o con salario minimo in quasi tutti gli Stati membri dell’UE. Ma le disuguaglianze di genere nell’occupazione vanno ben oltre la segmentazione del mercato del lavoro e i divari retributivi di genere. Anche le condizioni di lavoro e la qualità del lavoro che le donne e gli uomini sperimentano nei vari paesi, settori e occupazioni variano notevolmente. Gli uomini riferiscono livelli più elevati di richieste quantitative sul lavoro, mentre le donne hanno molte più probabilità di riferire di essere esposte a richieste emotive o di trovarsi in situazioni emotivamente disturbanti. Inoltre, le donne sono sottorappresentate come dirigenti in quasi tutti i settori economici. Le donne tendono inoltre a lavorare meno ore retribuite rispetto agli uomini e ad adattare il proprio orario di lavoro alle esigenze delle loro famiglie. Di conseguenza, la loro percezione dell’equilibrio tra lavoro e vita privata è più positiva rispetto a quella degli uomini (82% delle donne rispetto all’80% degli uomini). Tuttavia, le donne sperimentano più conflitti tra vita lavorativa e vita privata rispetto agli uomini: si preoccupano di più del lavoro, si sentono più esauste e hanno un carico maggiore di lavori domestici da affrontare (il 74% delle donne ha svolto i lavori domestici quotidiani e cucinato nel 2021, rispetto al 42% delle donne).
Nel complesso, sommando il lavoro retribuito e quello non retribuito, le donne svolgono otto settimane di lavoro a tempo pieno in più all’anno rispetto agli uomini.
Come si vede da questa veloce panoramica sulla donna nel mondo del lavoro, per non parlare di altri settori della vita civile, c’è ancora distanza da colmare per raggiungere una effettiva uguaglianza di genere tra uomo e donna. Ma istituzioni, enti, fondazioni, organizzazioni no profit, partiti, sindacati, scuole e università, imprese sono impegnate ogni giorno per assecondare e agevolare questo processo che, prima o poi, dovrà portare al raggiungimento dell’obiettivo della parità di genere.
La lettura del volume di Cretella e Nacca, al di là delle storie che contiene, rappresenta un interessante contributo sul versante dell’emancipazione delle donne e della conquista dello spazio che meritano nella nostra economia e nella nostra società.

