Nel mondo dei sogni e dei quanti di Davide Grandi
Siamo di nuovo pronti, come ogni giovedì, per presentarvi un altro appassionante testo nella rubrica Gli autori si raccontano.
Oggi attraverso le parole di Davide Grandi, autore de Nel mondo dei sogni e dei quanti, conosceremo un po’ di più il nostro cervello.

La maggior parte del mondo umano che studia il comportamento del cervello, o i problemi che ne causano la malattia, sia nelle persone che negli altri esseri viventi, è scientifico. Ma se si cerca bene, nel mondo esistono anche persone che, pur non avendo una derivazione scientifica, affrontano in modo spirituale o controllando e muovendo determinate energie, i problemi derivanti da apparenti malattie cerebrali. Ecco che si vedono in azione, per affrontare un unico problema, due sistemi, che a causa di pregiudizi, preconcetti, interessi economici e morali non hanno mai unito la loro conoscenza; scelta che avrebbe permesso di fare enormi passi avanti. Però, le scoperte scientifiche e i progressi fatti nel mondo della Fisica quantistica, hanno portato alla luce delle verità antiche, che si legano a verità future, perché in realtà la “Verità” esiste dalla notte dei tempi ed esisterà fino alla fine di questo nostro tempo. Questa “Verità”, ai giorni nostri, sta emergendo in entrambi i campi, sia in quello scientifico, che in quello spirituale, e sta unendo queste
due culture, rivelandoci cose che fino a pochi anni fa si credevano impossibili.
Oltre a queste rivelazioni si aggiunge la scoperta che malattie, invecchiamento, sistema di vita e situazione psico-fisica dipendono da come percepiamo l’ambiente che ci circonda. Non siamo gli artefici del nostro destino finale, quell’atto che determina la conclusione della nostra permanenza su questa terra, ma lo siamo della nostra vita. L’essere umano di questo 2019 dovrebbe essere a livello di progresso molto più avanti e ragionare con una visione lungimirante, invece continua a vivere ragionando come un essere che un futuro non ha. Penso che sia ora di fare qualcosa di concreto e per farlo bisogna iniziare a pensare a noi come a una comunità.
