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“I futuri della didattica”

Direttore di collana

Piergiuseppe Ellerani

Comitato scientifico

Componenti Italiani: Giovanni Buccino, San Raffaele University;
Giovanni Bonaiuti, UniCagliari; Paolo Calidoni, UniParma; Maria
Cinque, LUMSA; Johannes Va Der Sandt, LUB; Antonella Coppi,
LUB; Anna Dipace, UniMore; Floriana Falcinelli, UniPerugia; Italo
Fiorin, LUMSA; Ivano Gamelli, UniBicocca; Daniela Gulisano, Uni-
Catania; Berta Martini, UniUrbino; Achille Notti, UniSalerno; Alberto
Parola, UniTorino; Monica Parricchi, LUB; Mario Pireddu, UniTuscia;
Piergiorgio Reggio, UniCattolica; Andrea Traverso, UniGenova;
Marco Ubbiali, UniVerona; Ira Vannini, UniBologna.

Componenti Internazionali: Giancarlo Gola, SUPSI (CH); lee
Higgins, York St John University (UK); Steve Higgins, Durham, London
(UK); Amauris Laurencio lLeyva, Universidad de La Habana (CUBA),
Yael Sharan, Tel Aviv (I); Tijna Sjlander, Ministery of Education (FIN);
Robert Slavin, Stanford (USA); Paul Vermette, Niagara University (USA).

Sintesi

Capacità, talentuosità, trasformatività Il testo analizza l’importanza di sviluppare capacità, talenti e trasformatività nell’apprendimento contemporaneo. Questi aspetti sono essenziali per preparare gli individui ad affrontare le sfide di una società in continua evoluzione e sempre più basata sulla conoscenza.

L’estensione degli spazi attraverso le tecnologie e l’ibridazione dei luoghi dell’apprendimento – in una lifelong learning society di tipo espansivo – delineano un tempo di nuova narrazione anche per le metodologie e la ricerca didattica. Le tecnologie moderne espandono gli spazi di apprendimento, integrando luoghi formali, non-formali e informali. Questa ibridazione è fondamentale in una società che valorizza l’apprendimento continuo per tutta la vita, richiedendo nuove narrazioni metodologiche e di ricerca didattica per adattarsi a questi cambiamenti.

Da una parte, il lascito recente della teoria costruttivista dell’apprendimento è l’affermazione degli ambienti di apprendimento come “sistemi” interdipendenti entro i quali avviene l’evoluzione progressiva delle intelligenze e delle capacità dell’Essere Umano. La teoria costruttivista ha evidenziato come gli ambienti di apprendimento siano sistemi interdipendenti che facilitano lo sviluppo continuo delle intelligenze e delle capacità umane. Questa prospettiva è cruciale per comprendere come strutturare efficacemente gli spazi di apprendimento.

Dall’altra l’emergente intreccio dell’apprendimento nei contesti non-formali e informali con quelli formali, permette di accreditare il dilatarsi – senza soluzione di continuità – di un wide learning che educa e forma continuamente, originando un nuovo scenario dell’esperienza, della post-esperienza e della trasformatività. L’integrazione tra contesti di apprendimento formali, non-formali e informali crea un continuum educativo che supporta l’apprendimento permanente. Questo contesto espanso permette nuove esperienze e una trasformatività continua, essenziale per lo sviluppo personale e professionale.

Vi è altresì una terza dimensione affermatasi con la ricerca neuroscientifica, che ri-mappa le “fonti di una scienza dell’educazione”, e apre i cancelli di un cantiere appena tracciato verso il pieno sviluppo del potenziale umano, in tutte le età della vita – e in tutti i luoghi. La ricerca neuroscientifica ha introdotto nuove comprensioni dei processi di apprendimento, ridefinendo le basi della scienza dell’educazione. Questo progresso apre nuove possibilità per lo sviluppo del potenziale umano in tutte le età e in ogni contesto di apprendimento.

Innanzi alla rivoluzione silenziosa dell’esponenzialità tecnologica – la cui deriva è la “singularity vision” e la sostituzione progressiva dell’Essere Umano – appare di particolare interesse una nuova idea di mediazione, in grado di assumere – senza se e senza ma – il fine dello Sviluppo Umano come orizzonte in grado di marcare senso e significato dell’innovazione – culturale, sociale ed economica. La rapida evoluzione tecnologica, che potrebbe portare alla “singularity vision” e alla possibile sostituzione dell’essere umano, rende cruciale sviluppare una nuova mediazione focalizzata sullo sviluppo umano. Questo approccio dà senso e significato alle innovazioni culturali, sociali ed economiche.

Una mediazione che – attraverso metodi e metodologie della ricerca coerenti seppur innovativi – sia in grado di un agire didattico nello spazio interculturale degli “inter-mondi”, generativa di nuove forme e contenuti, di percorsi per lo sviluppo dei talenti, di riconoscimento di luoghi trasformativi, di valorizzazione dell’umano e della sua integrità, irripetibilità e inviolabilità. Questa mediazione, supportata da metodi di ricerca innovativi e coerenti, deve essere capace di operare efficacemente negli spazi interculturali, creando nuove forme di apprendimento e percorsi di sviluppo dei talenti. Deve anche valorizzare l’integrità e l’unicità dell’essere umano.

Dunque una Didattica che esplori le pratiche dell’agire professionale – e ne permetta l’accelerazione e la disseminazione qualitativa – per espandere e contaminare tutti i luoghi dell’apprendimento, che porti qualità e valore in ogni età della vita, che sia in grado di evitare l’espandersi dei divari sociali, ambientali, economici. Una didattica moderna deve esplorare e migliorare le pratiche professionali, accelerandone la diffusione qualitativa per espandere l’apprendimento in tutti i contesti. Deve garantire qualità e valore in tutte le fasi della vita, contribuendo a ridurre le disuguaglianze sociali, ambientali ed economiche.

Oltre all’ormai specifico e noto sapere disciplinare con le “sue” didattiche, si aprono prospettive interessanti a partire dalle premesse: i luoghi – non solo quelli formali – divengono contesti educativi e formativi che – in virtù dell’esponenzialità e qualificazione tecnologica – richiedono professionalità arricchite e in continua evoluzione – lifelong professional learning – in grado di dialogare “pedagogicamente” con i sistemi sociali, culturali ed economici. Le nuove prospettive didattiche vanno oltre i saperi disciplinari tradizionali, considerando anche i contesti non formali come luoghi educativi. Questi contesti, potenziati dalla tecnologia, richiedono professionisti in continua evoluzione capaci di interagire pedagogicamente con i vari sistemi sociali, culturali ed economici.

I territori possono divenire reti connesse con i differenti nodi dei propri contesti di apprendimento, ed essere interpretati nella loro combinata capacità di sviluppare l’Umano. I territori possono trasformarsi in reti interconnesse di contesti di apprendimento, contribuendo allo sviluppo integrato dell’essere umano attraverso la collaborazione e l’interazione tra diversi nodi educativi.

Dunque una prospettiva di Didattica in grado di alimentare, sostenere, connettere traiettorie non lineari dell’apprendimento, prospettando l’emersione dell’educazione e della formazione al “progetto di vita”, laddove – nella combinazione, nella valorizzazione, nell’espansione qualitativa di ogni luogo dell’esperienza e post-esperienza di apprendimento – diviene più comprensibile, riconoscibile e attrattivo il principio dei “talenti”, dell’engagement piuttosto che della mera motivazione. Questa nuova didattica deve essere capace di sostenere traiettorie di apprendimento non lineari, promuovendo un’educazione integrata nel “progetto di vita” degli individui. Valorizzando ogni esperienza di apprendimento, diventa più facile riconoscere e attrarre i talenti, stimolando l’engagement oltre la semplice motivazione.

Creatività, performatività, capacità, competenze, non nascono dal nulla o per sola plusdotazione – ancorché, seppur raramente, riconoscibile – bensì agendo e sperimentando spazi e luoghi “didatticamente” concepiti per la scoperta, l’invenzione, l’azione di leadership. Le competenze e i talenti non emergono spontaneamente ma sono il risultato di azioni e sperimentazioni in spazi appositamente progettati per favorire la scoperta, l’innovazione e la leadership. Questo è valido anche per gli adulti in contesti lavorativi e sociali.

La qual cosa è vera anche se considerata nelle età adulte, nel lavoro, nel sociale: di ri-scoperta, re-invenzione, re-azione, delle proprie potenzialità. Anche in età adulta, nel lavoro e nella vita sociale, è possibile riscoprire, reinventare e reattivare le proprie potenzialità attraverso esperienze educative adeguate.

Una Didattica che assume il valore dell’interdipendenza delle differenze, che tesse interdisciplinarietà, che genera spazi di creatività e di imprenditività, che integra la valutazione, che alimenta sistemi di progettazione. Una didattica efficace deve valorizzare l’interdipendenza delle differenze, promuovere l’interdisciplinarietà, creare spazi per la creatività e l’imprenditorialità, integrare la valutazione e sostenere i sistemi di progettazione.

La Collana intende accettare “la difficile scommessa” – presentando esperienze e percorsi, metodi e metodologie della ricerca, apparati teorici – di innervare ed elevare la qualità del sapere e dell’agire didattico “nei” luoghi di sviluppo dell’Essere Umano e dei suoi talenti, in una prospettiva di cooperazione sistemica e di indirizzo delle policy, con uno sguardo internazionale. Anche attraverso l’ibridazione dei media.

Volumi

  • Egle Becchi con le sue parole: infanzia, educazione, ricerca
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