“Nella mia ignoranza di adolescente che vive, senza intralci d’alcun tipo, non avevo ancora fatto esperienza di un luogo che ti ama in quanto malato”. Daniele, a soli quattordici anni, vede con i suoi occhi una “transizione tra due vite”, uno stravolgimento causato da un tumore cerebrale. La lunga degenza all’ospedale pediatrico Bambino Gesù, in cui si interfaccia con la parte buona dell’animo umano, lo tiene lontano dal mondo reale, osservabile solo attraverso i ricordi e una finestra. Daniele, nel raccontarsi, dialoga con il sé del passato, e si domanda se proprio quel ragazzino ingenuo, condannato a chiudere gli occhi il 10 settembre 2018 per un intervento decisivo, esista ancora, da qualche parte, nei meandri del proprio cuore. Un romanzo di formazione, doloroso e reale, narrato da chi, di fronte alla malattia in giovane età, ha voluto vedere la luce.
Daniele D’Ippolito è nato il 20 febbraio 2004 a Roma. All’età di quattordici anni viene ricoverato presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù per via di un tumore cerebrale e a distanza di sei anni avverte l’urgenza di raccontare la propria storia. Oggi studia Lettere Moderne all’Università Roma Tre.




S. Recupido –
Questo libro è un insegnamento.
Splendido, toccante, triste sono tanti gli aggettivi che si potrebbero usare eppure nessuno riesce a racchiudere da solo la bellezza di questa opera. E’ un racconto di rivincita, di riscoperta di se stessi e moltissimo altro. La scrittura è toccante e certi capitoli colpiscono così profondamente da scuotere.
Le relazioni sono il cuore del libro, insieme con l’analisi di ciò che sta vivendo il protagonista nel corpo e nell’anima.
La malattia entra in ogni momento dell’esistenza e per un periodo diventa centrale anche nelle relazioni più intense. Relazioni fatte di legami profondi, ma anche di momenti lievi che irrompono portando freschezza alla storia.
Consiglio di leggere questo libro a tutti, nessuno escluso.
– Sonia Recupido
G. Toscani –
Una storia toccante e ricca di speranza, che racconta con grande autenticità la rinascita di un giovane ragazzo, che riesce a ritrovarsi dopo essersi perduto a causa di un tumore. Ho molto apprezzato la delicatezza e la sensibilità con le quali viene descritta la vita in ospedale, e la scelta di raccontare il dolore attraverso i diversi punti di vista dei personaggi. Consigliatissimo.
– Giulia Toscani
S. Di Vasta –
“Mi chiamo Daniele” è un romanzo che lascia il segno, non solo per il tema delicato che affronta ma per lo sguardo autentico e coinvolgente con cui viene raccontato, parlando con grande umanità di quanto una diagnosi possa stravolgere ogni cosa, ma anche quanto possa rivelare una forza interiore inattesa. Il libro è un esempio di combattività e speranza: Daniele non si lascia andare all’autocommiserazione, ma riflette, osserva, ed il lettore cresce con lui.
Devo dire che “Mi chiamo Daniele” è più di un romanzo: è una testimonianza, un modo per dare voce a chi, troppo spesso, vive la malattia nell’ombra, soprattutto quando a viverla è un ragazzo giovane e pieno di sogni futuri. Lo stile narrativo è unico nel suo genere, intimo e non artefatto. La narrazione sembra scaturire direttamente dal cuore e dalla memoria, con una voce giovane che non cerca di apparire letteraria ma vera. Un libro che viene voglia di leggere in fretta, ma che lascia il segno a lungo.
– Sabrina Di Vasta
S. Spiga –
Commossa fin dalle prime righe, emozionante fino all’ultima pagina. Daniele ha avuto un grandissimo coraggio, supportato dalla sua bellissima famiglia che non lo ha mai lasciato solo nemmeno per un istante. C’è molto da imparare… in realtà avrei voluto che non finisse mai talmente mi ha preso e coinvolto ❣️ grazie Daniele per la tua testimonianza di vita, per non aver mollato nemmeno per un istante ❣️ ti auguro una vita meravigliosa perché tu sei speciale
– Sara Spiga
V. Tanzini –
Questo libro è espressione pura di sensibilità, non solo legata alla dimensione della malattia, ma legata ad una modalità di lettura del mondo, in tutte le sue sfaccettature, da cui l’autore riesce a prendere, continuamente, in un vortice di alternanze, personaggi ed emozioni, che per osmosi catturano il lettore.Daniele riesce a cogliere attimi di vita, li ferma, li elabora e getta su di essi una luce sua, un po’ come un fotografo in uno scatto, riesce a coniugare delle caratteristiche tecniche con l’arte della composizione. Trattare un argomento di questo genere credo sia molto difficile, eppure lui lo fa con la saggezza di un adolescente, con un monologo collettivo, e con tanti altri contrasti che raccontano la creatività di un animo di scrittore. Il testo è avvincente, paradossalmente leggero, allegro, profondo e a tratti doloroso… riesce a coinvolgere e sconvolgere il lettore, come se fossimo tutti, insieme a lui su delle montagne russe. Consiglio questo libro a tutti, ed in particolare a coloro che vogliono emozionarsi, andare oltre, e che amano un estrema abilità descrittiva.
– Veronica Tanzini
M. Mosetti –
Una bella famiglia, un’infanzia felice, un futuro che si prospetta carico di promesse e di speranze. Poi all’improvviso una diagnosi terribile stravolge la vita del protagonista, costringendolo a rivedere i piani della sua giovane esistenza. Narrato in prima persona, “Mi chiamo Daniele” è il racconto autobiografico di una discesa agli inferi, un percorso attraverso la malattia, tra corridoi e stanze d’ospedale. Ma è anche un viaggio interiore alla ricerca di quell’identità perduta che “l’inaspettato ospite” ha tentato di cancellare. La scrittura ha una funzione terapeutica e, come un farmaco, conduce alla guarigione: intenso e commovente, questo romanzo è la testimonianza di una rinascita, un inno alla gioia di vivere, un invito a sperare da parte di chi, malgrado tutto, ce l’ha fatta e oggi può riconoscersi allo specchio e rispondere all’appello: “D’Ippolito?” – “Presente!”.