Questo libro viene da lontano, dal “Piano di lavoro” con cui fondavo i Quaderni di sociologia (estate 1951) e, dieci anni dopo, da La sociologia come partecipazione (1961). Lungo un cammino non sempre lineare e talvolta arduo, scontata criticamente l’analisi quantitativa che dispone di tutti i dati ma non sa a che scopo, il libro si fonda e richiama Max Weber e il destino della ragione (1964), Storia e storie di vita (1981) per approfondire, infine, la tesi fondamentale di L’identità ideologica (1981): dialogare o perire; la verità come patrimonio collettivo, inter-soggettivo, mai concluso, e non, quindi, tesoro privato, da conservare gelosamente nell’interiorità personale, bensì da comunicare; la conseguente fine della cultura come capitale privato e la consapevolezza che i problemi dell’individuo vanno al di là della sfera puramente individuale e chiamano in causa gli orientamenti profondi della società globale. Nessuno si salva da solo.
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