Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo”. L’epoca che viviamo, spinta in maniera penosa verso la ricerca di un’identità cangiante e impropria, tramite un’immersione apneica negli abissi dei social network, sta creando confusione, disagio e svuotamento interiore. La soluzione? Educazione alla bellezza. Per imparare a riconoscerla, per ammirarla ed esserne custodi gelosi, per assorbire e trasmettere la sua forza dinamica agli altri e per crearne di nuova affinché questa, immessa nell’ingranaggio della vita, possa contribuire alla salvezza di noi stessi, degli altri e di ciò che ci circonda. Per dare una forma più finita al concetto del bello educativo si è posta una domanda a chi, con la sua arte professionistica, conosce la strada per aggiungere al trattato la chiarezza forgiata dalla forza dell’esperienza: Licia Colò, Giovanni Gastel, Liliana Cosi, Sergio Bambaren, Davide Rondoni, Pupi Avati, Mario Botta e Albano Carrisi. Il lavoro esamina, inoltre, l’influenza che i social network esercitano e per questo tema si è intervistato il Professore Paolo Crepet mentre, per porre la differenza tra i giovani di oggi e quelli degli anni ’60, la voce autorevole di Enrico Vanzina.
ANNA MARIA TRAVAGLIATI, giornalista pubblicista e modella. Laureata con 110 e lode in Filologia moderna, lavora presso Unioncamere occupandosi della formazione. Negli anni passati si è dedicata alla comunicazione in CEEP Italia, è stata nel comitato di redazione di Aran Agenzia, all’ufficio stampa del Di-partimento della Funzione Pubblica e ha seguito la comunicazione di un parlamentare presso il Parlamento Europeo. Come modella ha lavorato per i marchi Biarritz 1961 Cashmere, Raio de sol gioielli, Luxonskin, Fem-mena Purfum, è stata testimonial per varie campagne di solidarietà e protagonista nei fotoromanzi Grand Hotel e Nous Deux. È stata modella nelle trasmissioni Rai di: Alle falde del Kilimangiaro, Domenica In, Uno mattina, Geo & Geo, Elisir, Affari tuoi, Galeno Rai Sport, Telethon, Carramba che fortuna. Affascinata dalla bellezza, intesa nel senso più aperto del termine, scrive un libro dove la celebra.




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