Il Quattrocento è stato un periodo di grande splendore per l’Italia, che primeggiava in Europa per le arti e le lettere e per la ricchezza e l’abilità dei suoi banchieri e dei suoi mercanti. Firenze, una delle città protagoniste di quel periodo, seppe affascinare il mondo esprimendo un modello di civiltà in cui Lorenzo il Magnifico, incarnazione dell’uomo nuovo dell’Umanesimo, era la figura più rappresentativa. Egli voleva sapere tutto, e tutto apprezzava; dotato di un profondo senso del bello, fu protettore di numerosi artisti e sotto il
suo governo le arti fiorirono. Lorenzo dimostrò la sua abilità e fece sentire la sua influenza in ogni aspetto della vita: era amico e avversario di principi e pontefici; come poeta, era compagno di lavoro degli umanisti nei circoli letterari; al contempo seguace di Platone e cristiano, studioso e uomo d’azione, cittadino e amante della vita campestre. Nella sua personalità si trovano i tratti del tiranno sanguinario ed egoista, che non esitò a privare i magistrati della loro legittima autorità e a escludere molti cittadini dalla vita pubblica. Ma era
anche uomo di pace, amico leale e saggio uomo politico; la sua accorta diplomazia elevò la repubblica fiorentina a una posizione d’influenza superiore alla sua reale potenza.
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