Tutto nasce e parte dai banchi di scuola, lì dove si sviluppa l’educazione delle nostre menti e delle nostre anime, e dove anno dopo anno si costruisce il puzzle della nostra identità. La scuola ha un ruolo fondamentale nello sviluppo delle personalità dei bambini e degli adolescenti: è il luogo dove si costruisce l’essenza delle cose, la percezione tra ciò che è giusto e ciò che è errato. Ogni pezzo del puzzle deve essere posizionato correttamente affinché non si passi dal lato opposto del giusto: l’essere un bullo.
Il bullismo tra i banchi di scuola è un fenomeno più che mai costante e con la chiusura delle scuole, a causa dell’emergenza Covid-19, ha trovato la sua evoluzione in forza e potenza nella rete. Il cyberbullismo nasce infatti dagli stessi pezzi errati del puzzle del bullismo e trova nella rete il mezzo più potente per diffondere il suo verbo, una congiunzione infinita di violenza e brutalità. In un periodo caratterizzato da forte carenza pedagogica, quelle stesse piattaforme digitali che stanno permettendo lo svolgimento delle attività didattiche, sono diventate scenario di abusi creando un profondo allarme sociale. Un elemento importante per poter prevenire forme di disagio sempre più profonde è quello di intervenire e rispondere alle manifestazioni problematiche con tempestività e la scuola rappresenta sicuramente l’ambito privilegiato di intervento sulla vittima nonché sul bullo.
Una vera e propria risorsa all’interno della scuola per affrontare e risolvere problematiche inerenti la crescita è lo Sportello d’ascolto, uno spazio dedicato agli alunni, ai loro problemi, alle loro difficoltà con il mondo della scuola, la famiglia, i pari, ma anche un’occasione per un genitore o un insegnante che desiderino capire le difficoltà che possono sorgere nel rapporto con un alunno o con un figlio che cresce. I segnali di disagio lanciati dai bambini e dagli adolescenti sono molti, ma non si è sempre preparati a riconoscere le modalità comunicative con cui essi ci interpellano. Sono i loro corpi che ci parlano. Sono le loro azioni vandaliche e violente ad esprimere una profonda rabbia che non riesce ad essere esternata se non attraverso l’azione distruttiva. Sono la loro insicurezza, solitudine e angoscia a nascondere una profonda sofferenza emotiva. Ma anche questo è un modo di comunicare: distorto, maldestro, deviante, ma pur sempre un modo per chiedere di essere considerati e accompagnati nel difficile cammino evolutivo.
Il compito fondamentale delle diverse figure con cui l’adolescente si trova a relazionarsi, insegnanti,
genitori ed ogni altro educatore o adulto, è allora quello di riuscire ad instaurare una comunicazione
educativa che permetta loro di superare il limite delle parole per arrivare a comprendere il linguaggio
emotivo.
Saper praticare un ascolto attivo permette all’adulto di osservare il soggetto in crescita e di
comprendere quali settori della sua vita quotidiana siano la fonte delle modalità problematiche che
ha di rapportarsi con il mondo. La mente dell’adulto accoglie l’altro e lo aiuta ad individuare i
problemi e possibili soluzioni. Non fa diagnosi per curare, ma attraverso un ascolto attento e partecipe
accompagna l’adolescente verso la conquista di una nuova concezione di sé, dell’altro e del mondo.
Raccontando di sé stesso il soggetto attribuisce un significato personale alle memorie passate, alle
esperienze presenti e alle aspirazioni future, riesplorando quei momenti vissuti come significativi e/o
traumatici e ristrutturando in questo modo la propria identità.
Ecco che alla risorsa dell’ascolto si aggiunge “la risorsa della narrazione” intesa come la costruzione
di una storia ispirata al proprio percorso biografico che permette al narratore di rimarcare ciò che
considera fondamentale e decisivo per la comprensione della sua stessa vita e del suo Io. Lo
strumento della ricostruzione narrativa diventa un modo altro per interrogarsi sia sulla percezione
e risposta al trauma, che sulle capacità di resilienza dell’individuo, trasformandosi, dopo un percorso
di approfondimento psico-pedagogico, in una importante risorsa costruttiva da integrare nel processo
formativo ed educativo dei più giovani.
La risorsa dell’ascolto e della costruzione narrativa si delineano come fondamentale risorsa da cui
l’insegnante, con l’ausilio dello psicologo scolastico, può partire per sviluppare, con il
preadolescente, un percorso preventivo sul tema del bullismo e del cyber-bullismo che conduca i
giovani alla condivisione, integrazione, accettazione delle differenze e ad una crescita che interessi
corpo, mente e psiche. Ecco che la scuola si trasforma in una bussola che orienta il giovane nel suo
processo evolutivo, e gli uomini e le donne che ogni giorno fanno e vivono la scuola hanno
l’importante ruolo di camminargli a fianco, di accompagnarlo, di dare l’esempio, di condurlo alla
scoperta delle meraviglie che sono dentro di lui, fino a lasciarlo camminare da solo.
LA SCUOLA COME BUSSOLA IN TEMPO DI COVID “Un gradino dopo l’altro: una guida metodologica per contrastare il bullismo e il cyberbullismo a scuola”
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