Un lavoro originale, nato su Facebook grazie all’incontro con tante persone ed esempio delle potenzialità positive di questa piattaforma; un continuo intreccio di elementi politici e personali presentati con toni ora malinconici ora battaglieri ora divertiti, una scrittura piacevole, varia, movimentata, una tensione costante a individuare nei singoli fatti le linee di fondo e a far emergere l’inconscio e l’immaginario.
Anche così. Un diario di Facebook
20,00€




Giuseppina Maggi –
“Anche così” è un libro inclassificabile (inutile chiedersi a quale genere appartenga, li elude e li contiene tutti), nato dall’idea di Donatella di raccogliere i propri post scritti durante sei anni su facebook.
Si tratta di un concerto di riflessioni politiche, ricordi personali, divertissements poetici, incursioni di letteratura e psicoanalisi, che si presentano come frammenti sparsi ma compiuti in sé, specchi del movimento incessante di una vita piena, mai arresa, sempre combattuta. Eppure, tra questi singoli barlumi si scorge una continuità che li rende organici, perché la linfa che vi scorre e li investe è la stessa: la ricerca infinita dell’autenticità delle cose, fuori e dentro di noi, attuata sempre praticando l’obiettivo, ascoltando e prendendo la parola.
Mentre attraversa le sue esperienze variegate – dall’insegnamento alla militanza in Lotta Continua, dal lavoro nei night alla psicomotricità, dalla psicoanalisi alle tante relazioni affettive, dalla lettura all’impegno su facebook – è Donatella tutta intera il legame unitario che dà un senso coerente a questi frammenti, in cui lei si immerge con atteggiamento responsabile e libertario, indipendente e rigoroso, lungo un cammino senza sosta, “senza pianerottolo”, come spesso ripete.
In ogni post, che sia in versi o in prosa, Donatella si dedica a sondare le cause originarie e le motivazioni intime del percorso che ciascun* intraprende nella vita, a indagare il rapporto mai risolto tra il conscio e l’inconscio che ci abitano e ci muovono, a scavare nelle proprie origini e in quei binari che condizionano i nostri comportamenti, a indagare le linee di fondo dei fatti che accadono, scoprendo che il re è nudo e che quasi nessun* se ne accorge, a svelare i tranelli della comunicazione tra le persone e con le istituzioni, a indignarsi per lo squallore ottuso del potere, a elaborare una coscienza condivisa delle cose costruendola insieme, a rispettare l’incalcolabile diversità della vita, a mettere in guardia sull’antropocentrismo che ne ha devastato gli equilibri.
A tutto questo rimane sempre sottesa una domanda di volta in volta rinnovata: perché viviamo? E lei si risponde: per lenire la sofferenza dei viventi e cercare di non aggiungerne altra.
Consiglio questo libro perché è irriducibile come la donna che l’ha scritto, nel suo dialogo insopprimibile, necessario e ininterrotto col mondo.
Annamaria Cotrozzi –
In Anche così. Un diario di Facebook, Donatella Donati ha raccolto i post, in versi e in prosa, che aveva messo sul suo diario fb negli anni 2013-18: scritti legati da fili conduttori che riemergono a fiume carsico, riverberi di un’intelligenza fuori del comune, di una sensibilità coinvolgente, che affiora anche in tratti di raffinata ironia e autoironia. Nell’atmosfera fatata della poesie agiscono creature non necessariamente felici, come la rosa un po’ scoraggiata, alle prese con le false apparenze, di “Proiezioni in versi n. 2”, p. 59 (“Devo essere un po’ difettosa, / rifletteva piangendo una rosa, / i miei petali sembrano spine, / non avrà questo sbaglio mai fine”), o la cavalla di “Proiezioni in versi n. 5”, p. 69, che in “un bel rospetto dall’aria imbronciata” vede un principe: senso trasparente, però nessuna morale esplicita ad appesantire la favola; anzi: “Di questa storia il finale s’ignora”. Una spigolatura tra gli spaccati autobiografici ci regala aneddoti come il giorno di Befana dai nonni, Gianni, il “moroso” di gioventù, la compagna con cui si iscrisse nel registro delle coppie civili, a Pisa, l’impegno politico costante (“Non è vero che ci vogliono sempre tanti soldi per fare politica; ci vuole piuttosto un briciolo d’immaginazione e parecchia fiducia in sé e nelle altre persone”, p. 178). E in quella messe di riflessioni e ricordi l’attenzione dell’autrice corre e ricorre ai meccanismi della mente in sé (i lapsus, il transfert, le proiezioni, l’immaginario, i falsi ricordi, gli intoppi della comunicazione): temi impegnativi, affrontati con una competenza che non esiterei a definire professionale, formatasi sui testi scientifici e in percorsi di lavoro di gruppo, e corroborata dall’esperienza dell’insegnamento. C’è poi il grande interesse per la lettura (vd. la scenetta in libreria di pp. 228-9) e per la scrittura: consiglio di non farsi sfuggire quel piccolo capolavoro di arguzia che è l’analisi della punteggiatura di p. 52, con le definizioni del punto e virgola (“una persona distinta e un po’ complicata”: tanto che si evita di frequentarla, verrebbe da aggiungere), del punto e a capo (“meno male, uno spazio vuoto, un tempo per pensare”) o dei puntini di sospensione, i quali “con la scusa di alludere in realtà sono pigri”, mentre le parentesi “sono una cuccia in mezzo alla stanza e ci fanno inciampare”. A leggere questo libro non ci si annoia, lo garantisco; si riflette molto, e un post tira l’altro.